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C Comunicato 023/07 Roma 1 agosto 2007 Oggetto: contratto Parastato Si è conclusa nel pomeriggio di oggi la trattativa per il rinnovo del CCNL 2006 -2009 e biennio economico 2006-2007 per il comparto EPnE.Nel corso dei vari incontri che si sono succeduti presso la sede dell’ARaN, abbiamo dovuto ripetutamente esporre le nostre tesi, nel tentativo di convincere la controparte ad una modifica del testo, più aderente alla specificità del comparto.Invece si è voluto, grazie alla insistenza dei rappresentanti politici ed esperti vari, non si sa di quali materie, mantenere le linee normative e programmatiche dei ministeriali, che hanno specificità diverse rispetto al comparto EpnE, tradendo in tal modo le legittime aspettative dei lavoratori parastatali.Per ovviare alla nota sentenza della Corte Costituzionale, si è spostato l’accesso dall’esterno solo ai livelli iniziali delle Aree, altrimenti anche i passaggi interni per le posizioni ordinamentali, (come il C3), avrebbero dovuto lasciare sul campo ampi spazi agli accessi dall’esterno. Ciò, in una perversa, ma logica, spirale innestata da tale necessità, ha compresso fortemente le caratterizzazioni proprie delle posizioni economiche ed ha svuotato definitivamente il concetto di “mansioni superiori”. Inoltre ci ha lasciati veramente interdetti la necessità invocata dalla controparte di apportare interventi sul sistema incentivante che, sull’onda della campagna dei vari cacciatori di “fannulloni” nella P.A. , sconfinano in una ritualità, frutto di rara fantasia.L’idea che il giudizio, la percezione, la considerazione, degli utenti sia determinante per attribuire quote di salario accessorio (sebbene contingentate) , è da respingere, perché non è tanto negli effetti che si misura, ma quanto nella impostazione stessa del meccanismo. Nei nostri precedenti comunicati abbiamo anche illustrato la questione e le nostre controdeduzioni. Ma al di là dei tecnicismi, ciò che resta è la resa, incondizionata, a logiche demagogiche ai danni di un comparto, che pur tra luci ed ombre da vent’anni almeno ha faticosamente risalito una china, mettendoci impegno a tutti i livelli. E c’è da dire che gli obiettivi di produzione se li scrivono da sole le Amministrazioni, le verifiche le fanno le Amministrazioni, la Dirigenza ha tutti gli strumenti per controllare e spulciare i risultati. Eppure, evidentemente non bastava, bisognava introdurre quest’altro piccolo strumento di verifica.La valutazione della prestazione individuale, ai fini della erogazione di un’altra piccola quota di incentivo, è un’altra perla, che appunto per la sua esiguità non possiamo definirla come il ritorno del “cottimo” e che ci ha lasciati decisamente perplessi e contrari! Le elevate professionalità, non sono la Vicedirigenza ! Per accedere a tale ambita posizione non è previsto dalla norma alcun tipo di valutazione o di selezione a cura del Dirigente ! Basta esistere ed avere i requisiti, anche a prescindere dalle funzioni, dalla dislocazione, dalle capacità ed altro.Con questo nuovo istituto contrattuale, invece, si può prendere, anche sulla scorta di quanto si deciderà la contrattazione decentrata, un qualunque signore della Area C e affidargli incarichi temporanei e prorogabili e, per comprenderne la rilevanza, basta leggere l’ipotesi di contratto. Per quanto riguarda i soldi connessi all’incarico, tutto gratis per le amministrazioni ! Cosa c’è di strano ? Nulla, tutto normale! Siamo noi che abbiamo una idea vetusta della pubblica amministrazione, che ancora immaginiamo carriere, che ancora pensiamo che esistano snodi nevralgici delle amministrazioni, che vi sia necessità di selezionare funzionari, in grado di assicurare la continuità della azione amministrativa, che occorra fornire al funzionariato apicale sviluppi professionali e di carriera autentici. Gli aspetti economici sono di una tristezza desolante, ma l’accordo del 29 maggio ha stabilito il quantum e, quindi, c’è poco da dire! Ma non si faccia l’errore di dire che la colpa è di chi ha sottoscritto l’accordo. Il passato Governo di centro-destra e l’attuale di centro-sinistra non hanno certo brillato sul versante del pubblico impiego. Anzi ! Comunque per i soldi, come è noto, la parte consistente si vedrà soltanto nel prossimo anno. Il problema del dilagante mansionismo, per sanare il quale proponevamo un riallineamento tra funzioni e qualifica, è rimasto al palo. Ci sono, inoltre, altri aspetti della ipotesi di contratto che cercano di affrontare alcune questioni che avevamo sollevato. La nostra Delegazione, per i motivi sopra indicati, valutando l’accordo complessivamente in modo negativo, non lo ha sottoscritto, rinviando ogni decisione alle valutazioni di merito, tramite consultazione degli organi ed approfondito dibattito da avviare subito dopo la pausa estiva. Fondo complementare Ministeri, Epne, PCdM, Cnel, Enac e Agenzie fiscali. L’ipotesi di contratto ha affrontato l’annosa questione dell’indennità di ente, e su questo passaggio, onestamente, la contestazione deve essere del tutto addebitata alla controparte pubblica, rappresentata in primo luogo dal Ministero dell’economia e poi dalle nostre amministrazioni, che con ostinazione hanno impedito l’avvio del fondo, non mettendoci i soldi.Noi muoviamo pesanti critiche, sia alla incoerenza della legge Dini, e in modo ancora più pesante alla assurda ignavia del Governo, che non riesce a garantire anche al pubblico impiego una normativa dei fondi complementari, analoga a quella del settore privato, concretizzando così una profonda disparità di trattamento ai limiti della incostituzionalità.Il fondo complementare doveva essere avviato e sarà avviato, pur con tutte le nostre riserve legate agli argomenti di cui sopra ed alla pericolosissima virtualità di parte del sistema. In presenza del sistema di calcolo contributivo, introdotto dalla Legge Dini (e c’è in giro qualche buontempone che vorrebbe abbassare i coefficienti), i lavoratori più giovani hanno poche scelte per poter cercare di integrare le loro pensioni che si preannunciamo misere. Per tale motivo abbiamo sottoscritto l’ ipotesi di accordo.
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